Tra i libri che ho letto anni or sono di Jane Austen, per me Emma occupa un posto speciale: è la storia di una giovane donna intelligente, sicura di sé e… decisamente convinta di saper gestire i sentimenti e le vite altrui meglio di chiunque altro. Emma Woodhouse, all’inizio del romanzo, è il prototipo della “bambina viziata” cresciuta senza grandi contrasti, protetta dagli agi e dalla stima di tutti solo perché di nobili natali. Crede di essere immune all’amore, di non aver bisogno di sposarsi però si diverte a combinare matrimoni per gli altri come se fosse una regista di cuori.
Eppure dietro quella sicurezza che mostra si nasconde un’inesperienza profonda: Emma di fatto non conosce davvero sé stessa. La svolta arriva quando inizia a prendere coscienza, quasi con sorpresa, del proprio interesse per l’unico uomo che, sin dall’inizio, è stato parte costante della sua vita: Mr. Knightley.
La scoperta dei suoi sentimenti è un terremoto interiore di incredulità. Emma comprende nel più intimo che innamorarsi significa anche accettare la possibilità di poter cambiare e si ritrova, così, in uno stato di vulnerabilità difficile da comprendere e da accettare — lei, che aveva sempre pensato di essere perfetta così com’era e di non aver bisogno di alcun uomo, ora deve trovare il coraggio di guardarsi dentro.
Interessante è il fatto che questo cambiamento non si limita all’amore. Emma, infatti, inizia a sviluppare una nuova capacità, quella di vedere e sentire gli altri. Emblematico e toccante è l’episodio con Miss Bates, la donna povera e chiacchierona verso cui Emma, in un momento di insofferenza, lascia cadere una battuta pungente e umiliante durante una gita alla presenza di altre persone. Il silenzio ferito di Miss Bates e l’allontanamento che ne segue colpiscono Emma più di quanto lei stessa voglia ammettere. Ma è il rimprovero sincero di Mr. Knightley a farla vergognare davvero: non solo per l’offesa arrecata, ma anche per la superficialità con cui aveva guardato chi le stava davanti, una donna con pochi mezzi di sostentamento che viveva quasi della benevolenza altrui.
Da quel momento, Emma comincia a capire che la vera eleganza non sta nell’intelligenza acuta o nello status sociale, ma nella gentilezza. Così rimane semplice comprendere che il percorso che la porta a sposare Mr. Knightley non è soltanto una storia d’amore ma è una storia di autocritica, di empatia conquistata e di crescita morale. Proprio questo cambiamento rende Emma uno dei personaggi a me tanto cari, una donna che, imparando ad amare, impara anche a diventare migliore.

Lascia un commento