Piccolo libro, spazi infiniti
Il gioco del silenzio di Carlo Sini costa appena quattro euro, sta in una tasca, si legge in neanche due ore, eppure dentro porta un mondo di riflessioni che continuano a risuonare ben oltre la sua ultima pagina.
Il tema del libricino è il silenzio. L’autore parla del silenzio non come di un’assenza ma come di un’esperienza da abitare. Mi ha colpito l’immagine del paragrafo iniziale in cui una classe di bambini, guidati dalla maestra, gioca a fare silenzio: non per punizione, ma per imparare ad ascoltarlo. Fermarsi e accorgersi di quello che normalmente ci sfugge. Un silenzio che diventa parola, che racconta ciò che non avremmo mai pensato di ascoltare.
Leggendo, ho sentito che il silenzio non è solo uno spazio vuoto in cui cercare risposte, ma soprattutto un terreno fertile in cui nascono domande. Quelle domande che non lasciano in pace, che guidano, che aiutano a immaginare e a scegliere il proprio percorso di vita.
Leggiamo di Zarathustra, di Dio, di Cartesio, di Foucault, di Merleau-Ponty. Nomi che potrebbero sembrare lontani, ma che qui ci accompagnano nel viaggio, ognuno con una sfumatura diversa di silenzio da offrire.
Quello che resta è un invito semplice: fare spazio al silenzio, custodirlo, lasciarsi sorprendere da ciò che ci rivela. Staccare la spina, come si suol dire, dalle connessioni social, dalle chiacchiere, dal rumore… non per fuggire dalla realtà, ma per comprenderla meglio. Perché la realtà è fatta anche di ciò che non viene da noi e imparare ad ascoltarla significa imparare a vivere più a fondo.
Un piccolo libro, sì. Ma con un’eco che rimane.
Non c’è nulla di più rumoroso del silenzio di Dio

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