Orgoglio e Pregiudizio: il coraggio di essere se stesse
Ci sono romanzi che ritornano come stagioni e come film, Orgoglio e Pregiudizio per me è esattamente questo, un libro che, ogni volta che lo rileggo, sembra dirmi qualcosa di nuovo. Eppure è sempre lì, solido e fedele come un’amica d’altri tempi.
È una storia d’amore, certo. Ma anche – e soprattutto – una storia di dignità, intelligenza e di una femminilità libera, sottile, mai sottomessa.
Non c’è bisogno di dire che il personaggio che più mi ha incantata è Elisabeth Bennet. Quando l’ho incontrato per la prima volta ero molto giovane per comprendere davvero tutto quello che rappresentava. Ma qualcosa mi ha colpita subito: la sua voce. Ironica, limpida, autonoma. Una giovane donna che rifiuta un matrimonio vantaggioso pur di restare fedele a se stessa, nonostante ami con misura e allo stesso modo con forza. Una giovane donna che non ha paura di dire ciò che pensa, anche quando sarebbe più conveniente tacere.
Rileggendolo oggi, Orgoglio e Pregiudizio mi appare quasi come un piccolo trattato sull’indipendenza, travestito da romanzo ottocentesco. Jane Austen – con la sua scrittura elegante, intelligente, a volte anche tagliente – ci racconta molto più di una storia d’amore. Ci parla di apparenze e di verità, di ruoli sociali e di aspettative, di pregiudizi da smontare e di orgoglio da ridimensionare. Ci mostra, con una grazia che non è mai debolezza, che la libertà può anche passare da un gesto gentile, da una frase trattenuta, da una scelta silenziosa.

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